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Il Territorio

Dall'800 al '900

di Venerdì, 30 Maggio 2014

Dall'800 al '900

L'Ottocento

Durante il secolo XIX la Valle di Fassa, come il resto della regione, fu investita da profondi cambiamenti politico- amministrativi, mentre la struttura territoriale, ormai consolidatasi, non subì delle sostanziali trasformazioni, anche per il perdurare dell'attività economica principale basata sullo sfruttamento delle risorse naturali. Tuttavia vi fu un cambiamento nell'uso dei suolo, in quanto in questo secolo l'allevamento dei bestiame assunse maggior importanza (si passò dall'allevamento dei bestiame ovino a quello bovino), e di conseguenza vennero progressivamente ridotte le superfici arative a favore di quelle prative. Le nuove tecnologie disponibili permisero il miglioramento delle condizioni di vita; si costruirono gli edifici a carattere abitativo in muratura, mantenendone comunque lo schema tipologico originario. Il primo cambiamento nel quadro politico dell'800 venne determinato dalla soppressione dei principati vescovili nel 1803. Questa data segnò, in Vai di Fassa, la fine di quel sistema giuridico-amministrativo cardine della vita civile di 1000 anni di storia. Un decreto dei re di Baviera dei 1808 stabilì la fine dell'autonomia della "Comunità di Fassa" . La valle fu annessa amministrativamente e giuridicamente al distretto giudiziale di Cavalese . Durante il governo bavaro (1806-1809) fu introdotta la vaccinazione antivaiolosa, migliorata l'istituzione, ma anche annullata l'autonomia della "regola", lesi i diritti e ferito il popolo fassano nel cuore delle proprie istituzioni. I "vicini" eletti in rappresentanza dei popolo furono sostituiti dagli ufficiali dello Stato, si soppresse quindi quella forte democrazia che era riuscita a resistere indenne anche al perio- do feudale. Con la pace di Schonbrun', nel 1809, l'Austria cedeva il territorio a Napoleone, il quale annesse Bolzano al Trentino formando un dipartimento che unì al Regno d'Italia.  Il  distretto  corrispondeva al circondario, il "cantone" al mandamento giudiziario e i "municipi" erano gli enti locali corrispondenti ai Comuni.  La riforma napoleonica che prevedeva l'organizzazione territoriale composta da distretti, cantoni e municipi, non ebbe probabilmente completa attuazione, poiché dopo la battaglia di Lipsia (1813), nel 1814 il commissario austriaco del Tirolo iniziava la riorganizzazione della provincia secondo i concetti che porteranno alla struttura del Comune tirolese. ~ Il dipartimento fu diviso in 5 distretti, la Valle di Fassa fu assoggettata al cantone di Cavalese dipendente dal distretto di Bolzano . I comuni da 7 furono ridotti a 2: Vigo (Vigo, Pozza, Pera e Soraga) e Campitello (Campitello, Mazzin, Canazei) e vennero amministrati da un sindaco. Nel 1815 Fassa tornò a dipendere dall'Austria sotto il cui go- verno rimase fino al 1918 alla fine della prima guerra mondiale. Cardine dell'amministrazione austriaca era l'autonomia locale. I comuni tornarono ad essere 7, come le originarie "regole". Il "comune autonomo", era scritto su un testo dell'epoca, "entro i limiti della legge si amministra e si regola liberamente, ed è la base' dello stato costituzionale". L'amministrazione interna era quanto mai semplice e chiara, sotto la guida di una deputazione comunale e dei capo comune. A questi sostanziali mutamenti politici corrisposero dei cambiamenti nella vita sociale: furono aperte agevoli strade carrozzabili che facilitarono i contatti con le valli limitrofe, fu introdotta la vaccinazione, l'istruzione obbligatoria e nuove tecnologie, migliorarono quindi le condizioni di vita quotidiana. , La documentazione completa sulla struttura insediativa della Valle di Fassa risale al 1780-84 ed è fornita dal cosiddetto catasto teresiano di cui sono purtroppo irreperibili le mappe di Moena, Mazzin e Canazei. Per alcuni comuni dei Trentino, ma non per i centri della valle, esistono dei catasti più antichi. Le "mappe di campagna" dei periodo napoleonico (1810- 1813) non vennero infatti eseguite per le valli dolomitiche ad eccezione di Livinallongo e Primiero. Negli anni 1853-1858 è stato redatto per il Trentino il catasto Austro-Ungarico di cui è conservata la documentazione completa anche per la Valle di Fassa. Al quadro che ne esce può comunque essere dato valore retrospettivo, per il pronunciato immobilismo che ha identificato sempre la società e l'ambiente montano. In base a queste documentazioni è possibile risalire alle matrici storiche di formazione dei nuclei; l'insediamento vallivo era configurato da una organizzazione insediativa a piccoli nuclei che oscillavano fra 5 e 40 fabbricati con 30-300 persone. In base ad alcune stime, fatte nell'ambito dell'arco alpino, si riscontra che nell'Ottocento, più le aree idonee e circoscritte alla coltura erano spezzettate, più si frammentava la struttura abitativa-rurale in un rapporto fisso fra carico demografico ed edilizio e risorse agricolo-produttive dei territorio utilizzato. La ripartizione dei suolo coltivato, si rifà infatti, a quell'antico schema, descritto in precedenza, che prende origine dalle regole comunitarie dei Medioevo.  Le migliori condizioni economiche dell'800, la notevole crescita demografica e le nuove tecnologie portarono ad un rilevante rinnovamento dei centri storici. Questa crescita urbana non si impose sul territorio come una realtà sconvolgente e slegata rispetto al passato, ma ne rappresentò la continuazione. Una trasformazione logica e sensata quindi, basata ancora una volta sull'importantissimo rapporto uomo-ambiente, volta soprattutto all'utilizzo delle nuove tecnologie a disposizione per migliorare le condizioni di vita, rispettando il tessuto originario di formazione ed era andato consolidandosi nel corso dei secoli. L'abitazione in legno venne sostituita da quella in muratura, rimanendo unita o collegata alla parte agricola composta di stalla e fienile. Le nuove unità abitative erano costruite con muri in pietra, o a secco, o legati da calce spenta, ed a volte presentano strutture verticali miste in pietra e legno. Le facciate erano sempre intonacate con calce spenta e spesso i contorni delle finestre e gli spigoli delle facciate presentavano delle decorazioni, dipinte con colori vegetali, o più semplicemente dei bordi bianchi. Nelle abitazioni signorili erano frequenti gli affreschi in facciata a carattere generalmente religioso. La tipologia delle nuove abitazioni in muratura rispecchiava lo schema funzionale e distributivo di quella in legno, i collegamenti verticali erano sempre esterni e generalmente coperti. Un complesso sistema di scale, ballatoi (barcons) e portici collegava i vari piani di abitazione e la stessa con le stalle e i fienili. L'edificio residenziale era composto da un piano cantina e due abitabili. Gli alloggi si sviluppavano su un piano ed un corpo edilizio poteva averne 2, uno per piano, oppure 4, 2 per piano. Sempre un collegamento esterno orizzontale univa tramite un "barcon" l'alloggio con il servizio igienico detto "chega doi" che conteneva unicamente il gabinetto composto da un'asse bucata. Il gabinetto era quindi sempre esterno all'abitazione e generalmente posto su uno spigolo della stessa. I parapetti dei collegamenti esterni, specialmente i ballatoi erano costruiti con assi abilmente intagliate, accostate una all'altra, e disposte verticalmente in modo da costituire un importante elemento decorativo.

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